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Che cos’è la Poesia?

Non sono pochi gli autori, gli stessi poeti, forse i filosofi ed in genere gli studiosi di letteratura che hanno cercato di dare una risposta a questa domanda.

La prima citazione curiosa che mi viene in mente è quella del film “Dead Poetry Society” (L’attimo fuggente-1989) dell’esimio Prof. Nolan (interpretato dall’attore Norman Lloyd), che si profonde in una spiegazione tecnica con tanto di assi cartesiani da far gelare il sangue nelle vene (andatevi a vedere la scena, se non l’avete già vista).

Cercando nel web:

  • Per Giuseppe Ungaretti, la poesia è essenzialmente una ricerca della verità, un mezzo per illuminare l’essenza della vita attraverso l’intuizione e non attraverso la ragione o la scienza. È un’esperienza personale e profonda che mira a svelare l’invisibile e l’inesprimibile, spesso attraverso l’uso di parole cariche di significato e di simboli. Ungaretti considera la poesia come uno strumento per esplorare il rapporto tra l’uomo e il mondo, cercando l’armonia e l’unità, e per far emergere una verità profonda e universale.
  • Per Eugenio Montale, la poesia non ha una funzione pratica o salvifica, ma piuttosto esplora la condizione umana, spesso segnata dal male di vivere e dalla difficoltà di trovare un significato. La poesia è un tentativo di cogliere la verità, anche se è un tentativo destinato alla sconfitta, e di esprimere l’essenza della realtà, spesso attraverso l’uso di simboli e immagini concrete.
  • Per Giacomo Leopardi, la poesia è uno strumento per connettersi con la natura e con le proprie emozioni, soprattutto attraverso l’immaginazione e il ricordo. Egli la vede come un modo per evadere dalla realtà, che considera spesso dolorosa e limitante, e per ritrovare un piacere perduto, anche attraverso il vago e l’indefinito. La poesia, quindi, non è solo espressione di sentimenti, ma anche un mezzo per indagare la condizione umana e le sue illusioni. 
  • Per i poeti in generale, la poesia non è semplicemente una forma letteraria, ma un modo profondo e potente di esplorare, comprendere e comunicare il mondo e l’esperienza umana. È un linguaggio che va oltre il significato letterale delle parole, utilizzando immagini, suoni e ritmo per evocare emozioni, rivelare verità nascoste e creare un’esperienza condivisa tra chi scrive e chi legge. 

Bene, se vi dico che tutte queste informazioni le ho raccolte tramite la Intelligenza Artificiale, come minimo smettete subito di leggere e mi mandate a quel paese. Fareste bene, ma non lo fate, perché io ho intenzione in questo articolo di darvi spunti ben diversi, più interessanti e che illustrano davvero cos’è la poesia. Ci vorrebbe un trattato di 500 pagine, ma mi limiterò a citarvi quelle poesie (poche) o aforismi che davvero ci possono dare una risposta alla domanda iniziale.

Per Ghiannis Ritsos (non vi dico chi è, perché dovete conoscerlo e se non lo conoscete, andatevi ad informare e comprate tutti i suoi libri), la poesia è una:

Ma andiamo avanti.

Wisława Szymborska, invece, si arrende subito; non sa dare una spiegazione:

“La poesia –
Ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.”

Gustavo Adolfo Bécquer ci dà invece una spiegazione semplice semplice, ma nel suo piccolo affascinante, perché spesso la poesia nasce davvero dagli occhi della donna amata:

 “Che cos’è la poesia? chiedi fissandomi
Negli occhi con gli occhi tuoi blu;
Che cos’è la poesia ? Me lo domandi?
Oh, la poesia… sei tu!”

Khalil Gibran, con una certa enfasi, ma in modo profondo, ci dice che:

La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.
Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio.
Quando sono diventato così impenetrabile
che neanche l’aria
riesce a passare.

Ed infine, per non annoiarvi troppo:

Aldo Palazzeschi ci fa una rivelazione:

Muoiono i poeti
ma non muore la poesia
perché la poesia è infinita
come la vita.

Per concludere questo mio articolo, un po’ presuntuoso e sicuramente non esaustivo, vi dirò come l’ho descritta io la poesia, nel mio romanzo “Il ciottoloso enigma”, uscito da poco su Amazon (lo trovate a questo link: https://www.amazon.it/dp/B0DZCFST5N):

“… Ecco, vedi? Da quel giorno e fino a d’ora, nel nostro lungo cammino sul greto del fiume, ci ha sempre accompagnato la donna misteriosa, esile e magra e con i seni rigonfi di latte, che attende le labbra sapienti per donare il suo zampillo. E quando ti appresti voracemente al suo capezzolo, e appoggi dolcemente la guancia alla sua spalla, improvvisamente vedi le cose in prospettiva unica e nuova, solo a te riservata. Ma è solo un attimo. Il profumo della sua pelle ti stordisce e gli occhi non vedono più. Tenti di afferrare la mammella perché non sfugga. Tutto inutile. E l’affannosa ricerca ritorna, per giorni, per anni, finché lei non ricompare a te, inaspettata e come sempre misteriosa…”.

Marco Biagetti